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Vitigni di Sardegna

Vitigni di Sardegna

Vitigni di Sardegna

Un’eccellente varietà

Ad oggi, tra i vitigni più coltivati in Sardegna, troviamo il Cannonau e il Vermentino, radicati nell’immaginario collettivo come fortemente legati all’identità isolana, ma accompagnati da vini altrettanto distintivi, come il Moscato, il Carignano, la Vernaccia, il Cagnulari, il Bovale la Malvasia e il Nuragus, che hanno una diffusione maggiormente localizzata in aree specifiche delle quali esprimono con forza il carattere e il patrimonio tradizionale e culturale.

Da questa incredibile ricchezza varietale ha origine un’ampia gamma di vini di diversa tipologia: dagli spumanti ai vini bianchi, sia giovani che evoluti; dai rosati ai rossi giovani, strutturati, invecchiati; fino ai vini dolci passiti e liquorosi. Grazie alla competenza e all’impegno di moltissimi agricoltori e produttori, la Sardegna oggi trova il suo posto nella produzione e commercializzazione di vini di alta qualità e annovera 15 Indicazioni Geografiche Tipiche e 18 Denominazioni d’Origine Controllata, tra cui una DOCG (il Vermentino di Gallura), in grado di competere con le migliori produzioni europee.

Cannonau

Pieno e avvolgente, il Cannonau è il vitigno a bacca nera indiscutibilmente più rappresentativo della Sardegna, tanto che il suo areale di produzione è sovrapponibile all’intera Regione. Le zone centro-orientali, come l’Ogliastra, sono quelle maggiormente vocate alla sua produzione ed è lì che il Cannonau raggiunge le sue espressioni più fini e complesse, articolando la denominazione principale “Cannonau di Sardegna” DOC in sottozone che ne riflettono le diverse espressioni territoriali.

Comunemente si ritiene che il vitigno sia stato introdotto dagli spagnoli a cavallo tra il XIV e il XV secolo, anche se alcuni recenti studi archeobotanici sembrano indicare che varietà simili fossero presenti sull’isola fin dall’epoca nuragica. Ciò che è certo è che il Cannonau, in Sardegna, ha trovato un ambiente pedoclimatico ideale, capace di offrirgli tutte le caratteristiche necessarie per svilupparsi al meglio. All’esame visivo, il vino presenta un colore rosso rubino intenso che vira al granato con l’invecchiamento. Al naso sono evidenti note di frutti rossi maturi, confettura di amarena, pepe nero ed erbe aromatiche, che con l’affinamento si arricchiscono di liquirizia, cuoio e cacao. Al palato è caldo, fragrante e persistente, con un finale caratterizzato da aromi minerali e terrosi.

Vermentino

Morbido e fresco, il Vermentino è espressione tipica della vitivinicoltura sarda e, al pari del Cannonau, è coltivato su tutto il territorio regionale. Originariamente introdotto verso la fine del XIX secolo dalla penisola iberica, passando per la Corsica è giunto in Gallura, diffondendosi poi su tutta l’isola e sviluppando personalità specifiche in ciascun areale di produzione. Attualmente, il vitigno viene utilizzato per la produzione di quattro varietà: la DOCG “Vermentino di Gallura” e le DOC “Vermentino di Sardegna”, “Alghero Vermentino frizzante”, “Cagliari Vermentino”.

All’esame visivo, il Vermentino si presenta con un colore giallo paglierino brillante, arricchito da luminose dorature, talvolta con riflessi verdolini. Al naso rivela un bouquet di raffinati sentori che spaziano da fiori bianchi ed erbe aromatiche, alla polpa matura di frutti quali agrumi, pesca, mela verde, mandorla, sempre accompagnati di una nota marina. Al palato è secco, equilibratamente acido, con un finale sapido e amarognolo.

Moscato

Floreale e confettato, il Moscato è presente in Sardegna fin dalla conquista dell’isola da parte dei Romani, che l’avevano soprannominato vitis apiana per sottolineare come le api ne prediligessero le uve squisitamente dolci. Anche il termine con il quale è ormai noto, d’altro canto, fa riferimento all’attrattiva che i suoi acini esercitano sulle mosche, sedotte dall’aroma zuccherino che li caratterizza. Diffuso in tutta la Regione, il Moscato trova la propria collocazione ideale sui terreni calcarei e soleggiati della Romangia e del basso Campidano, oltre che sui substrati granitici della Gallura. È proprio in queste zone che nascono le DOC “Cagliari Moscato”, “Moscato di Sorso-Sennori”, oltre al “Moscato di Sardegna spumante”. All’esame visivo presenta un colore che richiama l’oro e l’ambra. Al naso, i profumi primari sono quelli di miele, mandorle, fichi, confettura di albicocche e mosto cotto. Al palato è elegantemente dolce, caldo e straordinariamente morbido e avvolgente, con un finale armonioso e persistente.

Carignano

Vellutato e avvolgente, il Carignano è geneticamente affine al Carignan francese e al Cariñena spagnolo, dei quali rappresenta verosimilmente una varietà locale adattatasi perfettamente nel corso dei secoli, trovando terreno fertile in particolar modo nelle zone del Sulcis. Qui, tra le ultime propaggini montane della Sardegna sud-occindentale e il mare, cresce su terreni sabbiosi e assolati, che permettono alla DOC “Carignano del Sulcis” e a diverse IGT di sviluppare un ventaglio unico di profumi ed aromi.

All’esame visivo si presenta di un intenso colore rubino tendente al granato. Al naso offre un bouquet caldo e avvolgente con sentori di prugna, spezie dolci, cioccolato, liquirizia e pepe nero accompagnate da note marine. Al palato è caldo e corposo, con un finale lungo dai ritorni fruttati e minerali.

Cagnulari

Amaricante e fruttato, il Cagnulari è un vitigno autoctono della Sardegna e trova il proprio ambiente d’elezione in una ristretta zona dal terreno calcareo e argilloso a nord-ovest della provincia di Sassari, dove viene prodotta la DOC “Alghero Cagnulari”.

Le sue uve forniscono mosti dall’eccellente struttura tannica, particolarmente ricchi di zuccheri e composti fenolici, caratteristiche che in passato lo rendevano perfetto per arricchire vini meno intensi e corposi.

All’esame visivo si presenta di un brillante rosso rubino, spesso con riflessi violacei. Al naso presenta un bouquet carico di vivaci note di frutti di bosco maturi, visciola, pepe nero, noce moscata, cuoio e liquirizia. Al palato è strutturato, caldo e persistente, con un finale secco e pulito.

Vernaccia

Salina e persistente, la Vernaccia è un antico e nobile vitigno presente in Sardegna sin dal tempo dei Fenici, che lo introdussero nella zona di Oristano dove viene ancora prodotta la DOC “Vernaccia di Oristano”, unitamente all’IGT “Valle del Tirso”. Il nome stesso del vitigno ne indica l’origine risalente, derivando dal termine latino vernaculus, che identifica una produzione domestica.

Il vitigno viene allevato su terreni alluvionali e profondi; le uve vengono poi raccolte, pressate con metodi tradizionali e lasciate maturare in botti scolme di rovere o castagno per 3 o 4 anni, durante i quali la presenza di ossigeno favorisce la formazione di un caratteristico velo denominato “flor”, che contribuisce a formare l’aroma tipico della Vernaccia. All’esame visivo si presenta di colore ambrato. Al naso offre sensazioni olfattive complesse ed eteree di frutta secca, fiori di mandorlo e miele amaro, le quali si amplificano al palato in una lunga e straordinaria persistenza gustativa con un finale ricco di sfumature ossidative e saline.

Bovale

Minerale e speziato, il Bovale venne introdotto dagli spagnoli tra il XIV e il XV secolo e il nome stesso che lo identifica deriva dal catalano boval, ossia “relativo al bue”, termine che probabilmente ne associa il portamento robusto o la forma dei grappoli alla stazza del bue. Pur adattatosi a quasi tutte le aree viticole della Sardegna, il Bovale Sardo trova la propria migliore espressione enologica sui terreni assolati del Madrolisai, dove in uvaggio con Monica e Cannonau dà origine alla DOC “Mandrolisai”, e nell’area di Terralba, dove associato al Bovale Spagnolo detto “Grande” dà origine alla DOC “Campidano di Terralba” o “Terralba”. All’esame visivo presenta un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei quando il vino è giovane e granati a mano a mano che invecchia. Al naso offre profumi complessi, caratterizzati da frutta nera matura come mora, prugna e amarena, accompagnati da note speziate di pepe nero, cuoio e tabacco. Al palato è caldo, tannico, pieno, e con l’affinamento sprigiona aromi di cioccolato fondente e sentori balsamici, con un finale armonico ed elegante.

Malvasia

Dolce ed erbacea, la Malvasia venne introdotta durante il periodo di dominazione bizantina e trae origine dalle uve anticamente commerciate a partire dal porto di Monemvasia nel Peloponneso dove, intorno al 1400, si attivò un fiorente commercio di vino diretto verso varie località del Mediterraneo. Il vitigno giunse così in Sardegna, diffondendosi in modo circoscritto alle colline della Planargia e del Campidano di Cagliari, sui cui suoli aridi e battuti dal vento marino oggi vengono prodotte le DOC “Malvasia di Bosa” e la “Cagliari Malvasia”. All’esame visivo si presenta con un color giallo paglierino da giovane, mentre mostra tonalità ambrate che si accentuano nel corso dell’invecchiamento. Al naso offre un bouquet ampio e complesso, caratterizzato da note agrumate, miele, uva passa, mandorla, aromi salmastri e profumo di macchia mediterranea. Al palato è fresco, sapido e morbido con un finale lungo, fruttato e floreale.

Nuragus

Sapido e agrumato, il Nuragus è un vitigno antichissimo, presente in Sardegna fin dall’epoca nuragica esattamente come ne suggerisce il nome. Coltivato quasi esclusivamente sull’isola, trova la propria zona di produzione d’eccellenza nelle provincie di Oristano e nel Campidano di Cagliari, dove nasce la DOC “Nuragus di Cagliari”.

In passato questo vitigno era particolarmente diffuso per via della sua grande adattabilità a moltissimi tipi di terreno e per buona parte del 900 ha rappresentato il vino bianco più diffuso della Sardegna. All’esame visivo si presenta giallo paglierino tenue, con riflessi verdolini nei vini più giovani. Al naso il profilo aromatico è fine, fragrante, e offre sentori di fiori bianchi, agrumi, mela verde, erbe mediterranee dal profumo delicato. Al palato è fresco, snello e di acidità equilibrata, con un finale asciutto e piacevolmente minerale.